La nostra storia

L’inizio

Carlo_Nocelli20 maggio 1945, domenica, nasce il movimento scout a Varazze. Il luogo è l’Oratorio Salesiano. Ne sono promotori l’Ing. Carlo Nocelli e Don Gastone Baldan e con loro un “vecchio” capo scout genovese, il signor Luigi Pasteris. Le adesioni iniziali sono numerosi anche se con qualche perplessità delle famiglie. È infatti appena finita la guerra e la situazione generale è tutt’altro che tranquilla.
Gli inizi sono a dir poco avventurosi; manca praticamente di tutto. C’è però molto entusiasmo e buona volontà da parte di tutti. Il direttore dell’Oratorio, Don Berloffa, mette a disposizione per la sede la sala di musica della Banda.
La divisa viene simbolicamente semplificata in un foulard cremisi (unico colore disponibili per tingere il tessuto donato al gruppo dalla famiglia Robino) da portare con i capi di vestiario di uso comune: camicia bianca e pantaloni corti.
L’Ingegnere e il signor Pasteris, che erano stati scout negli anni precedenti lo scioglimento dell’A.S.C.I. da parte del fascismo, si dedicano con grande impegno a trasmettere la loro esperienza a ragazzi che non sanno nulla di scoutismo. Viene fatta anche qualche uscita e in queste occasioni si registrarono purtroppo alcune manifestazioni poco cordiali nei confronti degli scouts.
Il movimento non è ancora conosciuto in quanto a Varazze esso non esisteva prima dello scioglimento. È quindi inevitabile incomprensione, diffidenza e anche ostilità. Essere scout nel 1945 pertanto significava saper anche affrontare i rischi, le derisioni, il sarcasmo.
Nel mese di agosto, nei giorni 16 e 17, viene fatta la prima grande uscita della Riparto con pernottamento al convento dei Carmelitani al Deserto. Alcuni hanno anche la possibilità di dormire in tre piccole tende avute in prestito.
Vengono fatti giochi, esercitazioni pratiche, cucina, fuoco di bivacco. È la prima vera esperienza di vita scout seppur con tutti i limiti e le approssimazioni dei neofiti.
Nei mesi successivi viene, in qualche modo, perfezionata la divisa (cappellone e camicia) e si intensifica la preparazione teorica e pratica in vista della Promessa.
Il 16 dicembre 1945, alla presenza del Commissario Regionale Blondet, di quello di Zona Cristoforoni, del Signor Pasteris e di numerose rappresentanze di Capi e Scout di Genova e Savona, viene solennemente celebrata la prima Promessa di Riparto.

Anno 1946

All’inizio, nuovi ingressi e il passaggio di alcuni Lupetti ed Esploratori permettono di costruire una quarta Squadriglia: gli Scoiattoli che si aggiunge agli Elefanti, Aquile e Castori; tuttavia dopo questo momento di “boom” si registrerà nel corso dell’anno una certa crisi, sia per abbandoni che per il ritorno delle famiglie sfollate alle loro città. Alla fine dell’anno infatti le squadriglie saranno ridotte a due soltanto.
Nel contesto cittadino la presenza degli scouts è ormai diventata una realtà anche se alcune frange manifestano ostilità.
Il 5 marzo, infatti, ignoti penetrano nella sede in rubano tre tende ed un rotolo di corda. È un danno assai grave anche perché le tende sono in prestito. Il 9 marzo poi, gli scouts cognati in un’esercitazione di costruzione di un ponte di un rio della Mola sono investiti da una violenta sassaiola proveniente dal lato della collina. Per fortuna nessuna viene colpito. In un’altra occasione, invece qualcuno pensa bene di fare la doccia agli scouts che passano. Tutto questo non di demotiva né i capi né i ragazzi che continuano con serenità l’impegno nella loro attività.
Comincia a prendere forma una migliore organizzazione. Viene intensificata l’attività di squadriglia e si tengono riunioni periodiche dei Capi Squadriglia.
Si trovano anche più frequenti occasioni di incontri con altri Reparti della zona.
L’Ingegnere è instancabile e si interessa di tutto: programmi, organizzazione, addestramento degli scouts e dei lupetti. Purtroppo non ci sono di fatto capi intermedi e i capi Squadriglia hanno praticamente la stessa esperienza degli altri. Ai lupetti vengono destinati Molinari R. e Marcato ma anche loro non sono ancora in grado di assolvere in modo autonomo il loro compito. Don Baldan, chi si prodiga con impegno, entusiasmo e competenza, è per l’Ingegnere un validissimo aiuto.
Il 23 e 24 aprile 1946, a Stella S. Martino, viene celebrato il primo S. Giorgio. Gli scouts di oggi forse sorrideranno nel leggere i nomi delle località scelte nei primi anni di vita del gruppo per le attività esterne. Ma in quegli anni del dopoguerra gli spostamenti erano oltremodo difficoltosi. Gli unici mezzi disponibili erano il treno (pochissimi e formati prevalentemente da carri merci) e qualche sgangherata corriera. Ci si muoveva prevalentemente a piedi e pertanto il raggio di azione era piuttosto limitato. Un grosso aiuto venne dato, tuttavia, dal Comando Militare di stanza a Varazze che in più di una occasione mise a disposizione i suoi mezzi.
Il 10 luglio 1946 Don Baldan lascia Varazze destinato ad un nuovo incarico a Genova. Prende il suo posto come assistente Don Berloffa.
Dall’8 al 10 agosto si svolge il primo campo Lupetti nei pressi di Lerca. I partecipanti sono 18 più alcuni scouts in aiuto e Don Ariatti come Assistente.
A fine agosto, precisamente dal 27 al 2 settembre, si tiene al Palo di Sassello il primo campo estivo di Riparto. Partecipano oltre all’Ingegnere e Don Berloffa 17 scouts di Varazze e 4 di Cogoleto con il loro Assistente Don Vallarino. Il posto è raggiunto con un provvidenziale autocarro militare.
Purtroppo la pioggia, caduta per tutta la durata del campo, crea seri problemi per lo svolgimento delle attività giornaliere e ostacola la realizzazione del programma previsto. Ad un certo punto, viste le condizioni del campo, reso quasi impraticabile, viene deciso il trasferimento in un accantonamento allestite in fretta nelle scuole del paese.
È per quasi tutti il primo campo e si rimedia alla mancanza di esperienza e di attrezzatura affidabile con la buona volontà e l’impegno.
Per il Riparto, il campo di Palo è stato comunque un’esperienza positiva, anche in considerazione delle disavventure metereologiche. Di quest’avviso, però, non sembrava essere il Commissario di Zona che ad una riunione fa pesanti critiche sull’andamento del campo del Varazze 1′.
L’Ingegnere che ritiene non del tutto meritata tale osservazione, ne è piuttosto amareggiato. Ma questo incidente di percorso non lo scoraggia e continua la sua opera con il consueto entusiasmo.

Anno 1947

L’organico del Riparto ha subito, come già detto in precedenza, una certa contrazione. Le squadriglie di esploratori sono due più tre di Lupetti per un totale di 36 ragazzi.
Nel mese di aprile, il 25, viene organizzata un’uscita al
“Groppazzo” alla quale partecipano anche il Commissario di Zona, Cristoforoni, il Commissario Volta ed alcuni scouts di Savona. Sulla strada del ritorno il Commissario di Zona facendo il rapporto della giornata esprime considerazioni piuttosto negative sul comportamento degli scouts di Varazze.
È una doccia fredda per tutti, ma soprattutto per l’Ingegnere che anche questa volta, giustamente, non ritiene meritati tali giudizi. Delusione e scoraggiamento per tutti; ma, ancora una volta, l’Ingegnere reagisce con forza secondo il suo stile. Scrive infatti nel suo diario: “D’ora in avanti lavoreremo serenamente e tranquillamente per il nostro Riparto, per l’ASCI, senza attendere nessuna lode, nessun encomio dagli uomini, badando a fare il nostro dovere verso Dio”.
I mesi che seguirono sono impegnati a migliorare l’addestramento sia in sede che con uscite e per la preparazione del campo estivo che verrà fatto sulle Alpi.
L’impegno è notevole perché per la prima volta il campo viene fatto lontano da Varazze e quindi bisogna affrontare problemi organizzativi del tutto nuovi.
Viene verificato e preparato il materiale tecnico, in particolare tre tende da poco acquistate d’occasione (spesa lire 13.000); vengono approvvigionati i viveri di largo consumo ricorrendo anche all’UNNRA a che fornisce gratis una certa quantità di farina, zucchero, grassi.
Il secondo campo estivo del Riparto viene fatto dal 22 luglio al 1′ agosto a Castello, un paesino – o meglio – poche case attorno a una chiesetta, sulla sponda di un bellissimo lago artificiale, in Val Varaita.
I partecipanti, compresi l’Ingegnere e Don Berloffa, sono 14.
Raggiungere Castello è un’impresa. I mezzi sono scarsi e gli orari impossibili. Si viaggia in tradotte fino a Saluzzo dove viene fatta tappa con pernottamento nel teatro dei Salesiani. Il giorno dopo la sveglia alle 4.30 e con un trenino si raggiunge Cosigliole e da qui con una corriera finalmente si raggiunge Castello. Il campo viene allestito ai bordi, piuttosto scoscesi e sassosi del torrente Vallanta.
Purtroppo anche questa volta le condizioni meteorologiche non sono favorevoli. Infatti per quasi tutta la durata del campo, mentre all’alba il tempo è splendido, via che passano le ore si addensano sempre più nuvole e al pomeriggio scoppiano furiosi temporali che inondano la valle. Già al secondo giorno il terreno del campo è ridotto ad una pozzanghera e le tende, non adatte per simili condizioni, sono inabitabili. Pertanto, come l’anno precedente, si rende necessario cercare rifugio in un accantonamento.
Questa volta è un piccolo fabbricato di due locali, utilizzato durante la guerra dei militari. E di essi infatti è rimasta testimonianza nei numerosi disegni che ricoprono le pareti.
Nel 1947 l’alta Val Varaita è ancora selvaggia e isolata. I generi alimentari di prima necessità: pane, uova, carne, burro, verdure, sono reperibili con difficoltà. A Castello praticamente non c’è nulla. Per trovare qualcosa e non sempre nella quantità necessaria, bisogna fare chilometri e raggiungere Casteldelfino, Maddalena, Pontechianale. Ogni sera, dopo cena, bisogna andare a prendere il latte a Maddalena (a circa 2 km). Fortunatamente l’Ingegnere ha avuto la felice idea di portare la sua bicicletta che è di grandissimo aiuto.
Si verifica anche un fatto che provoca qualche disagio. Quasi tutti accusano disturbi gastro-intestinali, per fortuna di modesta entità, a causa probabilmente del latte in polvere.
Nonostante tutte queste difficoltà la vita al campo procede regolarmente. Lo spirito scout è sempre presente in tutti e giorno dopo giorno il programma di attività previsto viene svolto con serietà e partecipazione. Vengono fatte due interessanti e ed impegnative escursioni: al Passo di San Chiaffredo nella zona del Monviso e ai Laghi Blu al confine con la Francia.
Anche per questo campo il bilancio può considerarsi positivo. Ad agosto si svolgono un incontro con gli scouts Svizzeri accampati ai Piani di Invrea e il secondo campo dei Lupetti al Deserto in accantonamento.
A dicembre campo invernale di tre giorni: Faie e Beigua.
Pochi partecipanti.
Nell’ultimo scorcio dell’anno si registrano alcune variazioni nella struttura delle Riparto. Cinque Esploratori, Craviotto, Ghigliotto, Venturino, Raffo e Rogantin passano Pionieri e formano la prima Pattuglia. Fagnani è nominato Aiuto Istruttore Designato. In un secondo tempo viene attuata la separazione funzionale delle tre “branche” del Gruppo. Capogruppo è l’Ingegnere, Aiuto Istruttore Designato per i Pionieri è Masito Craviotto, per gli Esploratori Gastone Fagnani. G.B. Venturino si occupa dei Lupetti come Aiuto capo Lupo.
Viene inoltre affidato a Varazze il Riparto di Cogoleto.

Anno 1948

Nei primi mesi dell’anno il Gruppo è impegnato nella ristrutturazione della Sede. Tutti sono attivi nel reperire e trasportare materiali e a prestare aiuto ai muratori. Le rifiniture e la costruzione del soppalco in legno progettato per recuperare spazio vanno un po’ per le lunghe e la nuova sede viene inaugurata a dicembre.
Intanto l’Ingegnere si attiva anche a Celle per organizzare un Riparto. Prende così il via quello che sarà poi il Riparto di Scout Nautici.
La prima grande uscita di primavera viene fatta il 18 marzo. Le tre branche si muovono indipendentemente. Esploratori e Lupetti hanno per meta il Deserto che dovrà essere raggiunto con percorsi diversi: via Cogoleto, Sciarborasca, gli Esploratori e via Madonna della Guardia i Lupetti. I Pionieri saliranno invece dal Beigua. Tutto regolare per Esploratori e Lupetti. I Pionieri invece, Sulla via del ritorno a causa della nebbia fittissima smarriscono la strada e finiscono… ad Alpicella.
Il campo estivo viene tenuto a Bardonecchia dal 27 luglio all’8 agosto. I partecipanti sono 23 più 5 di Cogoleto. Il viaggio di avvicinamento prevede una tappa Torino con pernottamento.
Il campo è montato in una zona erbosa nei pressi della (allora esistente) stazione della slittovia. La parte pianeggiante del terreno viene destinata alle tende mentre per la cucina e la mensa gli unici spazi disponibili sono sul pendio, distanti tra loro e a quote diverse. Per ovviare questa scomoda sistemazione tra la cucina e la mensa viene costruita una funzionalissima tele-ferica.
La vita al campo si svolge senza particolari inconvenienti.
I miglioramenti apportati alla preparazione e alle attrezzature cominciano a dare frutti. L’improvvisazione è ormai un ricordo del passato. Il programma di attività viene regolarmente rispettato.
Nella zona sono accampati anche scouts di Alba, Casale, Roma e le guide di Savona. Con loro si fraternizza e vengono fatti fuochi di bivacco insieme.
Da ricordare le escursioni nella stupenda Valle Stretta e nella zona del lago di Rochemolles.
Durante quest’ultima escursione, accade un fatto che crea una certa apprensione tra i partecipanti. Superato il lago engià in alto verso il confine con la Francia gli scouts vengono raggiunti da un tizio che sale il pendio quasi di corsa. Non sembra attrezzato per la montagna. Calza scarpe normali e indossa indumenti leggeri; chiede da mangiare e da bere e poi racconta tranquillamente che sta scappando in Francia perché ha fatto una “fesseria”. Nessuno osa chiedere di cosa si tratti. Continua la salita tenendosi in mezzo al gruppetto di scouts quasi a volersi confondere con loro e si guarda in giro con circospezione. Teme, dice lui, che nei pressi ci siano appostati e “pronti a sparare” i finanzieri. Giunti in prossimità del crinale della montagna che costituisce la naturale linea di confine, il misterioso compagno di viaggio, dopo essersi attentamente guardato attorno ancora una volta, ringrazia, saluta e in velocità raggiunge un passaggio tra le rocce e sparisce dall’altra parte con grande sollievo di tutti.
Nel mese di settembre, dal 2 al 16, l’Ingegnere, Fagnani, Craviotto, Ghigliotto, Spotorno Piero, Raffo, partecipano al Campo Internazionale Rover Assisi – Roma. Assisi è raggiunta in tre tappe: Pisa, Siena, Firenze; da Firenze ad Assisi un tratto di percorso viene fatto grazie all’ospitalità offerta da un gruppo di Guide francesi in viaggio verso Roma con treno speciale.
Ad Assisi incontriamo Rovers provenienti da tutta l’Italia e dall’estero. La vita al campo e in comune e così pure la partecipazione alle varie manifestazioni. Da Assisi a Roma il viaggio viene fatto con autocarri predisposti dall’organizzazione. A Roma il campo è montato nel parco di Villa Doria Phampili.
Grande raduno a Piazza San Pietro e, a conclusione, marcia notturna da Roma a Castelgandolfo dove Pio XII riceve in Udienza i partecipanti.
A febbraio è possibile costituire una nuova squadriglia: i Castori, che si affianca alle due già esistenti (Aquile e Scoiattoli).
La forza del gruppo è ora di 32 elementi.
Nel mese di aprile l’Ingegnere riceve la nomina di Commissario di Zona. È un importante riconoscimento delle sue capacità e del suo impegno ed un onore per il gruppo del Varazze 1′.
Sempre nel mese di aprile, il 24 e 25, raduno regionale ai Piani di Invrea per la Festa di San Giorgio. È il primo raduno dello scoutismo ligure dopo la rinascita dell’associazione e vi prendono parte più di 2000 tra Capi, Rovers, Scouts, Lupetti. A ricordo di tale importante manifestazione viene eretto un cippo commemorativo che in seguito sarà trasferito in una aiuola nei pressi del porticciolo di Varazze, ove tuttora permane.
Una rappresentanza del Gruppo partecipa nel mese di giugno al “Rodeo” di San Giorgio degli Scouts piemontesi tenuto a Volpiano.
A luglio i Capi Squadriglia fanno un campo di cinque giorni ad Altare.
Il campo estivo si svolge dal 26 luglio all’8 agosto in Val d’Aosta nei pressi di Issime nella valle laterale di Gressoney.
Il posto è sulla sponda sinistra del fiume Lys in una zona piuttosto isolata e selvaggia. Nelle vicinanze ci sono alcune baite malandate.
È questo il quarto campo estivo e l’esperienza ormai maturata fa sì che l’organizzazione sia migliore che in passato. Intensa è l’attività di squadriglia che si svolge regolarmente secondo il programma.
A turno le squadriglie fanno cucina. I giochi collettivi diurni e notturni sono momenti di grande partecipazione ed entusiasmo.
Nei giorni 2 e 3 agosto viene organizzata una impegnativa escursione sul Monte Rosa. I Rovers raggiungono la Capanna Gnifetti (3600 metri) e vi pernottano. Gli altri arrivano all’inizio del ghiacciaio e poi pernottano alla Capanna Carla.
A movimentare la vita di campo, per la verità in modo un po’ azzardata, contribuisce uno scherzo ordito ai danni dell’Assistente Ecclesiastico, Don Barberis. Ai suoi calzoni viene infatti appesa e accesa una girandola di fuochi artificiali. Risultato: un grosso buco nei calzoni, un gran spavento dell’interessato ed un solenne “cicchetto” per tutti.
A ottobre Don Berloffa viene chiamato all’incarico di consigliere presso il Collegio. Lascia pertanto l’Oratorio e scouts.
Il 21 dicembre viene firmata la “carta di Clan”.
Sempre dicembre parte per l’India, Don Giorgio, ex scout di Firenze, valido e ottimo collaboratore del Gruppo durante la sua permanenza del Noviziato Salesiano e tuttora amico fedele degli scouts di Varazze.